Alessandra Morelli

Critico d'Arte

Italiano

La preghiera a Dio, il respiro della fatica fisica e la luce della materia. C'è un solo movimento. Un movimento verticale.
La scultura di Giovanni Galiardi è una storia che parla della bellezza della sobrietà, della cura del tempo, della gentilezza dello spirito e della tenacia dell'esercizio. Una storia di legno e metallo, di spanne ruvide e riccioli, di sporgenze interiori e lucide, di passaggi opachi e geometriche linearità. Di rotture talvolta.
E' la storia di un'arte "a piene mani", che di fronte alla meraviglia della materia plasmata e rinata, non dimentica di alzare, per un attimo lo sguardo.



"Prendendosi di là e andando tre giornate verso levante, l'uomo si trova a Diomira, città con sessanta cupole d'argento (...), vie lastricate in stagno, un teatro di cristallo, un gallo d'oro che canta ogni mattina su una torre. Tutte queste bellezze il viaggiatore già conosce per averle viste anche in altre città. Ma la proprietà di questa è che chi vi arriva una sera (...), gli viene da invidiare quelli che ora pensano d'aver già vissuto una sera uguale a questa e d'essere stati quella volta felici" La cima à l'utopia, la mappa una necessità. Raggiungere il cielo e leggere un tragitto. Giovanni Galiardi costruisce torri e scacchiere, totem e croci, seguendo il ciclo della pietra umida, della terra sfrangiata e aperta, del legno rosso. Che si tratti di Dio o del Vero condiviso, l'innalzamento à una spinta drammatica che schiaccia il deserto intorno. Il mestiere delle mani, l'indefinito, il silenzio e la confusione delle lingue: quello dell'artista à un viaggio babelico attraverso una scultura che si costruisce segmentando materiali e suggestioni in un vorticoso raccolto di stelle, cammini e polvere.

English

The prayer to God, the breath of the physical fatigue and the light of materials. There's only a movement. A vertical movement.
Giovanni Galiardi's sculpture is a story about the sobriety of beauty, the care of time, the kindness of spirit and the perseverance of practice. A story of wood and metal, rough spans and wood shavings, inner and shiny protrusions, opaque passages and geometric lines. Sometimes of breakages.
It's art "by handful", and in front of the surprise of the moulded and new material, it remembers to look up.



"Leaving there and proceeding for three days toward the east, you reach Diomira, a city with sixty silver domes, bronze statues of all the Gods, streets paved with lead, a golden cock that crows each morning on a tower. All these beauties will already be familiar to a visitor, who has seen them also in other cities. But the special quality of the city for the man who arrives there on a September evening, is that feels envy toward those who now believe they have once before lived an evening identical to this and who think they were happy that time." The top is the utopia, the map is a need. Getting the sky and reading the way. Giovanni Galiardi builds up towers and chess-boards, totem and crosses, following the cycle of the wet stone, of the open land, of the red wood. It may be God or the shared Truth, the elevation is a dramatic stimulus that overwhelms the desert. The craft by hands, the indefiniteness, the silence and the confusion of the languages: the artist makes a "babel" journey through a sculpture that he builds up cutting off materials and suggestions in a vortex of stars, journeys and dust.