Alice Leardini

Critico d'Arte

Italiano

I PAESAGGI PLASMATI DI GIOVANNI GALIARDI
Uomo semplice e riservato. Intenso nella sua espressività artistica. Marchigiano di nascita e di cuore. Figlio di pittore, affascinato sin da bambino dalla potenza della creatività. Il rapporto di Giovanni Galiardi con l'espressione artistica matura nel tempo in modo silenzioso e pacato nonostante sia destinato a svilupparsi progressivamente, dando vita ad un legame inestricabile, onesto ed energico. Dopo un'iniziale instabilità causata anche da una formazione non continuativa, Giovanni Galiardi intraprende il suo ufficiale percorso artistico verso i 29 anni. Mentre lavora come falegname in una ditta locale inizia gradualmente a studiare ed esprimersi sia pittoricamente che con la scultura, prima imitando i classici (come gli avevano insegnato durante i brevi anni trascorsi presso l'Istituto d'arte di Fano), poi approfondendo alcune correnti dell'arte contemporanea come la metafisica, il liberty e quel primitivismo che molti artisti aveva già affascinato da fine '800. A piacergli è soprattutto la scultura in quanto gli permette, attraverso la manipolazione, di usare più sensi contemporaneamente ed è infatti la ricerca tattile a catturarlo definitivamente. Senza timore di essere autodidatta Giovanni individua la sua strada e inizia a creare raggiungendo un primo personalissimo stile che non passa inosservato. Il primo ad accorgersene è Padre Stefano Pigini che alla fine degli anni '90 vede alcuni suoi lavori e, riconoscendone le potenzialità, lo invita ad andarlo a trovare presso il suo studio. Questo è uno dei periodi più significativi per lo sviluppo personale ed artistico di Giovanni. Accanto al religioso collabora nella realizzazione di opere d'arte pubblica e sacra (Fontana dell'Olio - Cartoceto 2004, Statua di San Giuseppe da Copertino - Osimo 2004, Portone della Basilica di San Nicola - Tolentino 2006), sperimenta tecniche e materiali affermando a poco a poco una piena autonomia espressiva. Giovanni inizia il suo percorso intraprendendo un'indagine scultorea sul corpo umano realizzando statuette di guerrieri in bronzo, dalle sembianze robotiche e spigolose, alle quali fanno seguito, quasi fosse una contrapposizione, gli studi di un universo femminile più morbido e sinuoso e infine quello di mistiche e intense figure religiose. Forme un pò fredde le prime, che andranno via via scaldandosi e ammorbidendosi con il passaggio, sempre più frequente, dall'uso del metallo a quello della terra. In questo periodo Giovanni si diletta anche nella produzione di oggetti di design, caratterizzati da un'eco primitiveggiante destinato a diventare un patto tra lui e le sue opere. Essi, fatti per arredare e soddisfare il quotidiano bisogno di bellezza, si riscontra non solo un'eccellente capacità tecnica e una felice originalità, ma anche un esplicito e interessante dialogo tra le materie costituenti: i tavoli, le sedie, gli sgabelli e le lampade sono contemporaneamente in terracotta, legno, metalli e ceramica. A questo punto i presupposti ci sono tutti. Gli oggetti di design si trasformano in autonome creazioni che con gentilezza ed arcaica semplicità inaugurano un poetico dialogo tra l'artista e il territorio. L'itinerario artistico di Giovanni Galiardi potrebbe essere letto come un cammino evolutivo verso il futuro che, pur nell'eterogeneità, ritrova come costante l'impossibilità di prescindere dal necessario momento originario di partenza "Il passato e il presente sono sempre in dialogo, il percorso creativo si afferma nel tempo e, pur mirando a realizzare qualche cosa di nuovo e moderno, è impossibile non partire dall'origine, dal primitivo". Durante il suo percorso Giovanni ha utilizzato diverse tecniche espressive e diversi materiali. Il carattere informale delle sue opere è paradossalmente il risultato di azioni veloci e istintive che derivano da un meditato processo d'indagine e d'ascolto della terra e di ció che di volta in volta prende forma tra le sue mani. Da questo punto di vista possiamo dire che l'astrazione di Galiardi non è un'avulsa utopia ma è strettamente legata alla realtà, tant'è che le sue opere pur non essendo pittoriche come la tradizione vuole, sono comunque paesaggistiche, nel senso che ripropongono, secondo il personale spirito dell'artista, la descrizione dell'intorno. FRAMMENTI - TRACCE - IMPRONTE sono i titoli che prevalgono tra le creazioni di Giovanni Galiardi. Essi non sono titoli difficili, da interpretare, non hanno nulla di concettuale da dire, essi esplicitano semplicemente la genuinità di un momento d'incontro. Il frammento per esempio è una delle parti nel quale si suddivide un oggetto solitamente quando si rompe o, come in questo caso, quando subisce l'inarrestabile corso del tempo. La traccia e l'impronta, talvolta usati come sinonimi, sono invece segni lasciati rispettivamente da un corpo in transito e da un corpo premuto. Il tutto sempre riferito al paesaggio: c'è qualcosa, tra le dolci colline di Cartoceto, tra i ruderi sparsi qua e là, tra le architetture storiche dismesse e gli ampi campi coltivati che cattura la sua attenzione suscitandogli non solo un sereno piacere estetico ma anche curiosità. E' allora che avviene il primo Con_Tatto. Una vista panoramica si trasforma poco a poco in una macro, mettendo a fuoco un particolare o un altro dal quale infine scaturisce la scintilla ispiratrice. Giovanni Galiardi guarda, ma non si ferma al visivo; tocca, ma non si ferma al tatto; ascolta, ma non si ferma all'udito; egli sente, interpreta e rielabora in un crescendo d'intensità che esplode nell' atto creativo. E' un incontro circolare che parte dal paesaggio, attraversa l'artista e la materia per ritornare infine nel paesaggio. Un ciclo di esaltazione di ogni elemento, anche della terra, la quale viene considerata e accarezzata dall'artista con passione e rispetto come se si trattasse di un qualche cosa dotato di una certa sacralità. Essa, infatti, anche prima della cottura, non è per Giovanni un semplice strumento, un ingrediente della ricetta, bensì un partner di lavoro con una propria intrinseca personalità che si rivela, determinando costanti effetti sorpresa: durante la manipolazione, nella seccatura, nella monocottura o semplicemente quando l'opera, una volta terminato il lavoro manuale dell'artista, riconquista gli spazi dai quali nasce e allora si lascia baciare dalla luce solare, sviluppando di volta in volta nuove luminescenze. Un perpetuo processo d'amore dedicato alla terra, agli spazi incontaminati, alle forme genuine, al tempo che passa e trasforma l'apparenza delle cose ma lascia intatta la loro anima primitiva. E' allora la volta del tronco sinuoso e contorto di un ulivo, della superficie rugosa e screpolata dei muri di una torre medievale, dell'intonaco caduto e spigoloso di un vecchio casolare di campagna o dei possenti e porosi massi di tufo trovati nei campi da quei contadini che, dovendo arare la terra, li spostano ai lati delle strade. Quello di Giovanni con il territorio non è un mero discorso aleatorio fatto di nostalgia e sentimenti, bensì una relazione fatta di concretezze, di FRAMMENTI che lo interessano, di IMPRONTE che il mattone lascia sulla terra morbida e di TRACCE che non sono frutto di fantasia ma reali tasselli di un processo. Questi sono i titoli che prevalgono tra le opere di Giovanni Galiardi perché, pur nell'eterogeneità dei risultati, ciò che conta è il rapporto d'incontro tra l'artista, l'ambiente e la materia plasmata.

English

GIOVANNI GALIARDI'S MOULDED LANDSCAPES
A simple and reserved man. He is intense in his artistic expression. He is "marchigiano" by birth and in his heart. He is a painter's son, he has been fascinated since he was a child by the powerful of the creation. Giovanni Galiardi relationship with the artistic expression ripens silently and calmly but it develops progressively, giving rise to an inextricable, honest and strong tie. After an initial instability caused by a discontinuous formation, Giovanni Galiardi begins his official artistic journey when he is twenty-nine years old. While he is working in a local firm, he begins to express himself by picture and sculpture, first he imitates the Classics and then he examines carefully some movements of contemporary art like metaphysics, liberty and that primitive movement that has fascinated a lot of artists since the end of the nineteenth century. He prefers the sculpture because he can manipulate and use different senses at the same time. He isn't worried of being an autodidact and he finds his way and begins to create. He achieves a first very personal style that doesn't pass unnoticed. At the end of the nineties Father Stefano Pigini notices him and his works and invites him to his study. This period is very important for Giovanni . He and Father Stefano Pigini (1) realize some works (Oil Fountain- Cartoceto 2004, Statue of Saint Joseph from Copertino- Osimo 2004, Main door of Saint Nicola's church-Tolentino2006). Giovanni begins a sculptural study on the human body and he realizes warriors bronze statues and then he makes a research on the female universe and on religious figures. At the beginning the shapes are cold, but they soften passing from the metal to the clay. In this period Giovanni creates design objects too. You can see in these objects his excellent technique skill and a great originality but also a clear and interesting dialogue between the materials: the table, the chairs, the stools and the lamps are made of terracotta, wood, and baked clay at the same time. The design objects become works that open a poetic dialogue between the artist and his land. Giovanni Galiardi's voyage can be read as a developing way toward the future that is deeply tied with the starting point. "The past and the future are always in dialogue, the creative way realizes something new and modern but it always starts from the origin, the primitive". Giovanni has used several expressive techniques and different materials. The informal style of his works is paradoxically the result of quick and instinctive gestures that spring from a meditated research on the material and on that takes shape in his hand. From this point of view, we can say that Galiardi's abstraction isn't an uprooted utopia but it's deeply tied to reality, in fact his works are related to the landscape because they are about the description of the environment although they are not paintings. FRAGMENTS - TRACES - IMPRINTS are the titles of Giovanni Galiardi's works. They aren't difficult titles that you have to interpret, they haven't something conceptual to say, they reveal a genuine moment of meeting. For example, the fragment is a small part of an object when it breaks or when it undergoes the relentless march of time. The trace and the imprint are signs of a passing body or of a pressed body. This is always related to the landscape: there is something, in the pleasant hills of Cartoceto, in the ruins you can find here and there, in the historical disused buildings and the large cultivated fields that catches Giovanni's attention. So that the first "Con - tattoo" happens. From a particular the inspiring principle has origin. Giovanni Galiardi watches but he doesn't fix his mind on the "visible"; he touches, but he doesn't fix his mind on the touch; he is attentive, he interprets and elaborates and this process bursts out in the creative act. It' s a cycle that starts from the landscape, crosses the artist and the material and at the end it comes back to the landscape. The artist exalts every element , even the earth. It is considered with passion and respect by the artist as if it was something holy. It is not only an ingredient but a partner with its own personality; during the manipulation, the baking or simply when the work regains its space from where it has origin and so it is touched by the sunlight, developing new brilliance. It's a perpetual love process dedicated to the land, to the uncontaminated spaces, to the genuine shapes, to the passing time that changes the appearance of things but the primitive soul remains intact. It may be a contorted trunk of olive tree, cracked walls of a mediaeval tower, the fallen plaster of an old country-house or the tufa stones found in the fields by the farmers who put them at the sides of the roads because they have to plough. Giovanni hasn't got nostalgia or vague feelings toward his land but a concrete relationship, made of FRAGMENTS, IMPRINTS and TRACES that are real pieces of a process. The most important thing is the relationship among the artist, his land and the moulded matter.
(1)Father Stefano Pigini(1919-2006) was an Augustinian monk. He lived and worked in Cartoceto. He was interested in figurative art after the theological and classic studies. He was interested in sculpture and painting. In 1946 he attended the Ceramics school in Pesaro and then the Academy in Rome. Then he went in Bologna where he studied at the Academy. His works are in Italy and abroad. (Cuba and The Netherlands)